Le manifestazioni che da giorni si susseguono in Albania e nelle comunità della diaspora albanese sono state innescate dalla concessione di un’area protetta di Zvërnec alla società Zvërnec South Adriatic Development, una compagnia fantasma che promette di realizzare un vasto progetto turistico. La vicenda ha suscitato una crescente preoccupazione tra cittadini, ambientalisti e rappresentanti della società civile, ma, in verità, l’indignazione si accompagna ormai a un diffuso sentimento di ripugnanza per la sistematica spoliazione dei beni pubblici promossa dal governo guidato da Edi Rama, per il consueto cinismo del primo ministro e per la corruzione sistemica che permea le istituzioni del Paese.
La propaganda del governo e, in parte, anche del principale partito d’opposizione ha fatto circolare diversi scenari, dall’ingerenza greca, russa e persino iraniana, fino al presunto pericolo dell’antiamericanismo. Se c’è una classe che ha dimostrato di servire ogni interesse fuorché quello dei cittadini albanesi, è proprio la classe dirigente albanese. Per cui, il caso di Zvërnec appare come l’ennesima manifestazione di una corruzione morale insita nella classe dirigente albanese – dalla politica alla cultura –, una delle principali cause dell interminabile transizione post-totalitaria del Paese, nonché dell’inarrestabile emorragia demografica.
Soltanto durante l’era Rama, l’Albania ha perso circa un quinto della propria popolazione. Mentre centinaia di migliaia di cittadini sono stati costretti a lasciare il Paese in cerca di dignità e opportunità, continuano a prosperare gruppi criminali, speculazioni edilizie e profonde disuguaglianze sociali. Questo progetto, che secondo numerose denunce coinvolgerebbe anche interessi riconducibili alla famiglia del presidente Donald Trump e a investitori internazionali, è percepito, dunque, come l’emblema di un sistema che svende il patrimonio pubblico e le risorse naturali del Paese, trasformando l’Albania in un luogo sempre più ostile ai suoi cittadini e sempre più favorevole agli interessi di oligarchie economiche e di nuove forme di colonizzazione.
Lo sviluppo economico non può essere utilizzato come pretesto per giustificare decisioni assunte senza trasparenza e senza il consenso dei cittadini. Nessun investimento, per quanto ambizioso venga presentato, può legittimare la cessione di beni e diritti pubblici, tantomeno quando viene promosso da maschere sorridenti che celano gli interessi di avvoltoi disposti a lucrare perfino sul genocidio.
Invitiamo, pertanto, tutti i cittadini ad aderire alle proteste e alle manifestazioni in difesa del patrimonio pubblico, del diritto delle future generazioni a vivere in un’Albania libera dalla corruzione, dalla speculazione e dall’arbitrio del potere.

Photo credit: Isa Myzyraj




